A questa conclusione giunge un’indagine, avviata in seguito a una denuncia dell’Unione europea appoggiata anche dagli Usa, le cui conclusioni, presentate l’estate scorsa, ora sono state confermate dal Wto
Cina, restrizioni all'export di materie prime incompatibili con regole Wto
I limiti imposti dalla Cina all’export di materie prime (compreso il silicio) vitali per diversi settori industriali violano le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). A questa conclusione giunge un’indagine, avviata in seguito a una denuncia dell’Unione europea appoggiata anche dagli Usa, le cui conclusioni, presentate l’estate scorsa,
ora sono state confermate dal Wto: le restrizioni stabilite non possono essere giustificate dai motivi (tutela ambientale e misure di conservazione) addotti dalla Repubblica popolare. Secondo le conclusioni, la politica portata avanti da Pechino sull'export delle materie prime (di cui molte non possono essere reperite fuori dal paese) fatta di quote che limitano i quantitativi concessi per l'esportazione e di imposte sono misure protezionistiche stabilite in violazione delle regole del Wto che la stessa Cina ha sottoscritto entrando a far parte dell'organizzazione. Tali restrizioni penalizzano le industrie straniere di numeros...
I limiti imposti dalla Cina all’export di materie prime (compreso il silicio) vitali per diversi settori industriali violano le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). A questa conclusione giunge un’indagine, avviata in seguito a una denuncia dell’Unione europea appoggiata anche dagli Usa, le cui conclusioni, presentate l’estate scorsa,
ora sono state confermate dal Wto: le restrizioni stabilite non possono essere giustificate dai motivi (tutela ambientale e misure di conservazione) addotti dalla Repubblica popolare. Secondo le conclusioni, la politica portata avanti da Pechino sull'export delle materie prime (di cui molte non possono essere reperite fuori dal paese) fatta di quote che limitano i quantitativi concessi per l'esportazione e di imposte sono misure protezionistiche stabilite in violazione delle regole del Wto che la stessa Cina ha sottoscritto entrando a far parte dell'organizzazione. Tali restrizioni penalizzano le industrie straniere di numerosi settori facendo lievitare artificialmente i prezzi delle materie prime e favorendo parallelamente, in maniera scorretta, l’industria domestica a cui offrono un significativo vantaggio competitivo a partire dalla garanzia di illimitate forniture.
Il Commissario al Commercio
Karel De Gucht ha salutato con soddisfazione la decisione del Wto. “E' un grande successo - ha commentato - per i nostri sforzi di assicurare un accesso leale alle materie prime di cui hanno grande bisogno le industrie europee e conferma che le restrizioni all’export applicate dalla Cina sono incompatibili cone le regole del Wto". Per De Guch, si tratta di "un chiaro segnale che tali misure non possono essere usate come strumenti protezionistici per sviluppare l’industria domestica a spese della concorrenza straniera". Ora la Cina avrà un periodo congruo di tempo per rimuovere questa specie di embargo nei confronti degli altri paesi: ma visto il potere crescente di Pechino, difficilmente si piegherà alle decisioni del Wto. Le preoccupazioni per la politica di forti limitazioni all'export di materie prime adottate dalla Cina riguardano anche le cosiddette
"terre rare", metalli fondamentali per lo sviluppo dei settori high tech, a partire dall'energia pulita, e sono emerse di recente anche durante il vertice economico che si è tenuto nella cittadina svizzera di
Davos la settimana scorsa, anche alla luce del fatto che nell'anno appena trascorso, come ha fatto rilevare la
PricewaterhouseCoopers (PwC), i prezzi dei metalli rari sono aumentati fino a 10 volte rispetto ai valori raggiunti nel 2010, anche se poi hanno fatto registrare un brusco calo verso la fine dell'anno. Non solo: secondo un sondaggio condotto sempre da PwC, il 78% dei più grandi produttori di energia pulita ha dichiarato che sta già subendo l'instabilità degli approvvigionamenti di metalli rari. La Cina garantisce il 95% delle forniture di terre rare al livello mondiale. Si tratta di
17 elementi chimici indispensabili per la produzione di telefoni cellulari, touchscreen e televisori a colori, ma anche per produrre pannelli fotovoltaici, turbine eoliche, batterie per veicoli elettrici o plug-in, sonar, sensori, componenti elettronici e celle a combustibile. Un vantaggio che Pechino non ha mai fatto mistero di voler utilizzare nella sua corsa alla leadership mondiale. (f.n.)
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