Secondo il Comitato IFI (Industria Fotovoltaica Italiana) è “paradossale e contrario allo spirito della norma, il fatto che aziende con sede e stabilimenti di produzione in Cina possano beneficiare dell’extraincentivo del 10% previsto per impianti realizzati con componenti Made in EU”
IFI: Rivedere subito le regole sul premio ''Made in EU''
“Rivedere subito le regole sul premio Made in Europe”, che consiste in un incremento del 10% della tariffa incentivante per gli impianti realizzati con componenti di fabbricazione in pravalenza europea o di paesi aderenti alla Spazio Economico Europeo. A chiederlo è il
Comitato IFI (Industria Fotovoltaica Italiana) dopo l’
annuncio fatto lunedì scorso dalla cinese Trina Solar, tra le prime aziende al mondo per la produzione di moduli fovoltaici, con sede a Changzhou in Cina, che l’azienda potrà beneficiare, per alcune linee dei propri moduli prodotti con wafer di silicio di provenienza europea, della certificazione “Made in EU”, avendo ottenuto il riconoscimento dei requisiti dettati dal Gestore Servizi Energetici. Per il Comitato IFI, “è paradossale e contraria allo spirito stesso della norma”, prevista dal Quarto Conto Energia, “la possibilità per un produttore cinese di accedere ad incentivi destinati all’industria europea”.
Possibilità che, però, è bene ...
“Rivedere subito le regole sul premio Made in Europe”, che consiste in un incremento del 10% della tariffa incentivante per gli impianti realizzati con componenti di fabbricazione in pravalenza europea o di paesi aderenti alla Spazio Economico Europeo. A chiederlo è il
Comitato IFI (Industria Fotovoltaica Italiana) dopo l’
annuncio fatto lunedì scorso dalla cinese Trina Solar, tra le prime aziende al mondo per la produzione di moduli fovoltaici, con sede a Changzhou in Cina, che l’azienda potrà beneficiare, per alcune linee dei propri moduli prodotti con wafer di silicio di provenienza europea, della certificazione “Made in EU”, avendo ottenuto il riconoscimento dei requisiti dettati dal Gestore Servizi Energetici. Per il Comitato IFI, “è paradossale e contraria allo spirito stesso della norma”, prevista dal Quarto Conto Energia, “la possibilità per un produttore cinese di accedere ad incentivi destinati all’industria europea”.
Possibilità che, però, è bene ricordarlo, è offerta dalle regole applicative del Gse: questo è semmai il problema. E infatti, secondo IFI, il “provvedimento nasceva” con l’intento non tanto di “ergere barriere nei confronti di prodotti di importazione extra Ue, ma di accelerare lo sviluppo tecnologico delle imprese europee operanti nel mercato del fotovoltaico nazionale”. Ma Trina Solar non è l'unica azienda cinese ad aver ottenuto l'ambito attestato.
Anche i moduli al silicio policristallino della cinese CNPV Solar Power SA hanno ottenuto a fine gennaio la certificazione ‘Made in Europe’. Pertanto, avverte il Comitato, “continuare ad assecondare questo tipo di pratiche, porteranno al collasso dell¹industria nazionale. Ad oggi, oltre il 60% del mercato delle installazioni italiane viene infatti realizzato con l’utilizzo di moduli di provenienza asiatica”.
“È insensato – attacca
Alessandro Cremonesi, neo presidente del Comitato IFI - permettere ad un colosso internazionale, che produce da sé wafer, celle e moduli in stabilimenti cinesi, di ottenere ulteriori quote di mercato a danno dell’industria europea. Da mesi sosteniamo che la disposizione (art. 4.5.1.1 punto 2 delle Regole Applicative per il riconoscimento delle tariffe incentivanti, emesso dal GSE ad agosto 2011) che consente anche ai moduli in silicio cristallino non europei il riconoscimento del premio ‘Made in EU’ se prodotti con almeno un componente prodotto in Europa, debba essere immediatamente abolita”. (f.n.)
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