A rimettere al centro un problema annoso nel nostro paese, causa spesso dei limiti persistenti allo sviluppo delle fonti pulite, è una relazione della Corte dei Conti
Rinnovabili, ''Procedure differenti tra Regione e Regione''
Mancanza di uniformità tra le normative regionali in materia di energie rinnovabili e scarso coordinamento con le autorità centrali, un aspetto quest'ultimo fondamentale alla luce di quanto prevede la Costituzione che inquadra il settore dell’energia tra le materie sottoposte a regime di legislazione concorrente con lo Stato. Un problema annoso per il nostro paese che rimette al centro dell’attenzione una
relazione speciale approvata di recente dalla Sezione di controllo per gli Affari comunitari ed internazionali della Corte dei Conti sulle “energie rinnovabili, sul risparmio e sull’efficienza energetica nel quadro della politica di coesione socio-economica dell’Unione europea”. Nel nostro paese “si registrano norme e procedure significativamente differenti tra Regione e Regione, che rendono disomogenea la disciplina della materia, anche per la difficolta delle autorità centrali a svolgere una incisiva azione di raccordo - evidenzia il documento – In mancanza di modifiche miglio...
Mancanza di uniformità tra le normative regionali in materia di energie rinnovabili e scarso coordinamento con le autorità centrali, un aspetto quest'ultimo fondamentale alla luce di quanto prevede la Costituzione che inquadra il settore dell’energia tra le materie sottoposte a regime di legislazione concorrente con lo Stato. Un problema annoso per il nostro paese che rimette al centro dell’attenzione una
relazione speciale approvata di recente dalla Sezione di controllo per gli Affari comunitari ed internazionali della Corte dei Conti sulle “energie rinnovabili, sul risparmio e sull’efficienza energetica nel quadro della politica di coesione socio-economica dell’Unione europea”. Nel nostro paese “si registrano norme e procedure significativamente differenti tra Regione e Regione, che rendono disomogenea la disciplina della materia, anche per la difficolta delle autorità centrali a svolgere una incisiva azione di raccordo - evidenzia il documento – In mancanza di modifiche migliorative all'attuale architettura istituzionale, appare opportuno porre in atto un più incisivo sforzo di concertazione e di cooperazione interistituzionale tra lo Stato e le Regioni, e tra le stesse Regioni, avendo in mente il prevalente interesse generale del Paese”.
La relazione sottolinea inoltre che i fondi destinati all’Italia per questo specifico settore erano del tutto trascurabili nella programmazione 2000-2006 (665 milioni di euro), mentre appaiono significativi per il ciclo di programmazione in corso 2007-2013 (4 miliardi di euro). Segno dell’ “importanza crescente attribuita negli ultimi anni ad un settore che produce energia rinnovabile autoctona (contribuendo in tal modo a contenere la dipendenza dalle fonti tradizionali di energia esterne e ad evitare le conseguenti implicazioni di ordine politico-economico) ed inoltre energia pulita, eliminando in questo modo ogni impatto ambientale”. Anche per questo, appare necessario rafforzare la “cooperazione interistituzionale per l’attuazione della complessa architettura dispositiva del settore in cui la competenza concorrente dello Stato e delle Regioni si coniuga anche con gli obblighi derivanti dalla normativa comunitaria e dai Trattati internazionali”. Dalla relazione emerge in defintiva “
un ritardo pressoché generalizzato nell’attuazione degli interventi, che si è poi riscontrato in modo accentuato in alcune Regioni del Mezzogiorno”. (f.n.)
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